lunedì 16 maggio 2011

l'importanza del "preavviso"


E' un pò che non scrivo ...per mancanza di tempo e ispirazione..(che arriva sistematicamente quando non ho il pc a portata di mano) ma oggi è successo qualcosa che non poteva lasciarmi indifferente..
Alle 13:00, dopo aver finito di lavorare,  tornando a casa a prendere la tessera elettorale per andare a votare ,ho subito notato un'ambulanza parcheggiata quasi davanti al cancello del palazzo dove abito e un gruppo di gente col volto scuro che si guardava attorno spaesata...la mia prima reazione è stata subito paura che fosse successo qualcosa di grave alla mia famiglia, ma poco dopo un vicino di casa mi ha detto che era morto un signore del palazzo, d'infarto.
ero ferma nel cortile interno  e non potevo non far caso alle urla della mamma , straziata dal dolore e scioccata dall'imprevedibilità della vita che a volte ti porta via senza darti neppure un preavviso.
E' incredibile come la morte di una persona che nemmeno conosci ma che è sempre vissuta "vicino" a te possa sconvolgerti la giornata e mi chiedo se a tutti faccia lo stesso effetto.. se tutti dopo aver visto la bara che varcava la soglia del portone e sentito le urla strazianti di quella donna si sentano ancora il cuore battere forte mentre le mani tremano , tremano anche mentre imbuchi la scheda elettorale e la scrutatrice ti guarda in modo strano...come a dire << ti mette cosi in ansia votare?>>.
Mi rispondo che forse quell'ansia è parte di me, è parte di chi ha già vissuto un'esperienza simile, che esplode ogni volta che ci si ritrova anche solo da antagonista.
E' la differenza che scorgo in chi , fortunatamente, non ha mai avuto a che fare con gravi lutti... che ha un'atteggiamento superficiale verso questi episodi, molto distaccato, con la convinzione quasi incosciente che le cose possano accadere solo "agli altri".
Sia chiaro: non la critico,anzi la capisco. è normale. l'ho provata anch'io da bambina la sensazione che certe cose "così brutte" potessero capitare solo agli altri ,ai miei compagnetti di scuola ( ai quali era successo).
C'è un momento della vita in cui ti senti quasi immortale e credi che lo siano anche i tuoi affetti più cari.. ma poi purtroppo ti  accorgi che non è così e cominci a  vivere la vita come si vive quella giornata strana in cui ci si sveglia di soprassalto e si resta spaesati per tutto il giorno.
La vita del giorno dopo è così : CONFUSA.

Cominci allora a cercare un senso a tutto, quasi maniacalmente. cominci a farti mille domande e non ti dai pace finchè non trovi le risposte.
Ti chiedi qual'è in questi casi l'impostanza di un "preavviso" , cosa sia meglio per chi rimane.
Cos'avresti preferito ,potendo scegliere, "in che modo soffrire"..
E non c'è esitazione. non c'è dubbio. non ci sono alibi o motivazioni che valgano la pena di non avere un preavviso a una devastazione rampicante così insopportabile come la perdita improvvisa di qualcuno.
Il dolore nel vedere star male chi ami dev'essere devastante, inimmaginabile.. ma aver il tempo di fare e dire tutto quello che senza preavviso non potresti è impagabile. senza rimorsi. senza rimpianti.
aver almeno il tempo di salutare.
Come ho detto prima questo è il mio punto di vista riguardo a chi rimane, dato che per chi va via non accorgersi di niente è certamente la maniera migliore. ( nonostante non lo sia per me )
Concludendo, in tutta la mia CONFUSIONE, posso dire di avere un'unica certezza :
la certezza che il tempo è davvero un grande aiuto, un supporto silenzioso, certamente lento, un anestetizzatore (seppur superficiale) su cui all'inizio non si fa alcun affidamento, non gli si da nemmeno un pò di fiducia..forse perchè non è una spalla su cui piangere. non è l'appiglio di tutti i giorni, non è "le mille cose da fare per non pensare",non è la famiglia, non è gli amici...ma è la cura che cresce giorno dopo giorno dentro di noi. La speranza che ci fa continuare. La possibilità che ci diamo per essere ancora ,un giorno, felici.

Nessun commento:

Posta un commento